La
Bugia nei Bambini
Le bugie rappresentano
per il bambino una fase evolutiva normale destinata,
in genere, a risolversi con il procedere dello
sviluppo.

Il bambino scopre
la bugia verso i 3-4 anni, quando
capisce che è possibile non dire tutto,
dire cose false e inventare cose inesistenti.
La bugia può svolgere una funzione importante
nel suo sviluppo cognitivo: il bambino capisce
cioè, attraverso di essa, che il suo pensiero
interiore è solamente suo e che gli altri,
non possono indovinare i suoi pensieri.

Verso i 5
o 6 anni, la distinzione tra vero e falso
è ormai ben radicata nella mente del bambino,
ma non lo è ancora il concetto di giusto
e sbagliato.
In questa fase, è pertanto consigliabile
fornire al bambino modelli adeguati di comportamento,
affinché nel tempo egli cominci ad apprezzare
il valore di essere una persona sincera e degna
di fiducia.
Si parla di bugia
vera e propria quando essa è caricata
di intenzionalità cioè
quando viene usata dal bambino per trarre un vantaggio
e questo avviene, in genere gradualmente, verso
gli 8 anni. Il processo per cui
il bambino impara a dire la verità è
di natura sociale: il comportamento sincero viene
lodato e premiato dai genitori che lo considerano
responsabile.
Il bambino dal canto suo, utilizzerà la
verità per soddisfare i genitori ma ancora
di più per soddisfare la sua stima di sé
cioè il suo narcisismo “buono”.
La bugia per un bambino piccolo può essere
uno strumento di difesa di fronte
al mondo degli adulti. Ma non è solo una
difesa, si tratta di una vera e propria ribellione,
un’affermazione della propria identità,
seppur in modo indiretto. La bugia, nell’infanzia,
si può quasi definire una tappa obbligatoria
della crescita.
Solo in alcuni casi il perseverare del bambino
nella bugia può nascondere un meccanismo
di “sofisticazione”
di una realtà troppo dolorosa da accettare.
Il bambino infatti si nasconde in una dimensione
fantastica da lui inventata per sottrarsi spesso
a una situazione conflittuale o di tensione che
si verifica in famiglia.
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