Rigore
e Legittima Difesa
In numerosi scritti
di Kant viene affrontato il tema
relativo alla bugia, la conclusione è una
sola: “mai la bugia sarà
lecita” . Secondo Kant “il
mentitore abolisce la società”
e “impedisce agli uomini di trarre
alcun beneficio dal colloquio con l’altro”.
Inoltre, non ogni falsità è una
menzogna, “lo è solo qualora si dichiari
espressamente che si intende comunicare all’altro
ciò che si ha in mente”(non si mente
quindi cantando un canto di montagna pur trovandosi
a Rimini, né recitando Giulietta o Macbeth).
Quando si mente quindi, si compie qualcosa che
non è mai lecito, perché anche se
la persona a cui si dice una bugia è per
noi indegno di conoscere la verità, mentendo
proprio a lui, commetteremmo un’ingiustizia
“contro i diritti dell’umanità”
intera. Se si dovesse accettare un solo caso di
“menzogna necessaria” crollerebbe,
secondo Kant, l’intero impianto etico che
lascerebbe spazio all’imbroglio “necessario”
.
Interessante è considerare
il problema dal punto di vista della legittima
difesa.
Per Schopenhauer la menzogna
è condannabile in generale ma, contrariamente
a quanto sosteneva Kant, la giustifica intendendola
come difesa nei confronti della curiosità
molesta.
Secondo Schopenhauer infatti, è corretta
la bugia magnanima di chi si addossa una colpa
altrui, ma soprattutto è lecito difendersi
dalla curiosità impertinente di chi si
occupa delle faccende personali e degli affari
altrui.
Interessante è la
soluzione proposta di recente da alcuni studiosi
di filosofia morale, che approfondiscono la proposta
di Schopenhauer e tornano a sostenere il concetto
di legittima difesa.
La bugia sembrerebbe data non solo dalla volontà
di ingannare, ma anche dalla volontà
di nuocere: da qui la minor gravità
della menzogna “a fin di bene”.
Cattiva pertanto non sarebbe
la menzogna, quanto la volontà di nuocere
tramite essa.
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