Filosofia

Immanuel Kant (e Schopenhauer)

Rigore e Legittima Difesa

In numerosi scritti di Kant viene affrontato il tema relativo alla bugia, la conclusione è una sola: “mai la bugia sarà lecita” . Secondo Kant “il mentitore abolisce la società” e “impedisce agli uomini di trarre alcun beneficio dal colloquio con l’altro”.

Inoltre, non ogni falsità è una menzogna, “lo è solo qualora si dichiari espressamente che si intende comunicare all’altro ciò che si ha in mente”(non si mente quindi cantando un canto di montagna pur trovandosi a Rimini, né recitando Giulietta o Macbeth). Quando si mente quindi, si compie qualcosa che non è mai lecito, perché anche se la persona a cui si dice una bugia è per noi indegno di conoscere la verità, mentendo proprio a lui, commetteremmo un’ingiustizia “contro i diritti dell’umanità” intera. Se si dovesse accettare un solo caso di “menzogna necessaria” crollerebbe, secondo Kant, l’intero impianto etico che lascerebbe spazio all’imbroglio “necessario” .

Interessante è considerare il problema dal punto di vista della legittima difesa.
Per Schopenhauer la menzogna è condannabile in generale ma, contrariamente a quanto sosteneva Kant, la giustifica intendendola come difesa nei confronti della curiosità molesta.
Secondo Schopenhauer infatti, è corretta la bugia magnanima di chi si addossa una colpa altrui, ma soprattutto è lecito difendersi dalla curiosità impertinente di chi si occupa delle faccende personali e degli affari altrui.

Interessante è la soluzione proposta di recente da alcuni studiosi di filosofia morale, che approfondiscono la proposta di Schopenhauer e tornano a sostenere il concetto di legittima difesa.
La bugia sembrerebbe data non solo dalla volontà di ingannare, ma anche dalla volontà di nuocere: da qui la minor gravità della menzogna “a fin di bene”.

Cattiva pertanto non sarebbe la menzogna, quanto la volontà di nuocere tramite essa.


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