| La
Coscienza di Zeno
Se si sa con certezza che
le teorie psicanalitiche di Freud, sviluppatesi
fra Ottocento e Novecento influenzarono notevolmente
Svevo anche se egli non condivise pienamente le
teorie freudiane, accettandone solamente quelle
che confermavano quanto lui già pensava
della psiche umana; il suo rapporto
con la psicanalisi può essere
definito duale:
- Da un lato egli ne fu
affascinato, poiché
ne apprezzava l'attenzione riservata ai
gesti quotidiani più banali ma soprattutto
perché vedeva la coincidenza fra l'inconscio
di Freud e la volontà
di vita irrazionale di Shopenauer;
- D’altro canto,
però, Svevo fu turbato
dalla psicoanalisi, perché l’analisi
dell’inconscio spesso porta il soggetto
a prendere coscienza di verità rimosse,
e quindi molto sconvolgenti, ma anche perché
diffidava della possibilità di guarire
le malattie psichiche con qualsiasi mezzo.
Per questi motivi Svevo
decise di seguire la teoria psicoanalitica
non tanto come terapia medica quanto come
mezzo letterario:
l’analisi psicologica diventa l’argomento
principale dei suoi romanzi, e questa analisi
viene resa dal punto di vista letterario con il
famoso flusso di coscienza, una
tecnica che consiste nel narrare le idee del
personaggio così come si presentano alla
sua mente, raccontando per associazione di idee,
come avviene realmente nella nostra psiche (si
prenda come altro esempio l’Ulisse
di Joyce).
Per Svevo ogni singolo individuo è quello
che è, ed è causa delle innumerevoli
esperienze che ha vissuto durante la sua esistenza,
e fra queste un ruolo fondamentale lo ha la società,
per questo motivo Svevo analizza la società
a partire dalla psiche dei suoi personaggi e può
quindi criticarne i difetti, cosciente del fatto
che essa non dice sempre la verità e possiede
degli aspetti di cui il soggetto non ha piena
padronanza.
Possiamo considerare "La Coscienza
di Zeno" come romanzo costituito
da una serie di sondaggi effettuati da Zeno sul
proprio passato e scritti per il suo psicanalista,
sempre indicato con la sigla Dottor
S. e pubblicati da costui
per puro dispetto,
dal momento che Zeno decide di interrompere la
cura, liberandosi di lui.
La natura della malattia di cui soffre Zeno è
piuttosto ambigua; si presume
che sia più una convinzione, fra l’altro
nata con lui.
Zeno narra tutto in prima persona, e questa è
la seconda novità, dopo quella della “frantumazione
della trama”.
Il senso finale del libro sembra niente affatto
l’elogio della cura e della salute, quanto
proprio quello di un’apologia convinta
della malattia, come un contenuto capace
di illuminarci sulla più vera e profonda
nostra realtà di uomini.
In conclusione possiamo affermare che l’ambiguità
di Zeno si manifesta come momento in cui il protagonista
si rende conto della sua natura umana
che in quanto tale è contraddittoria
(si prenda ad esempio il capitolo
del tradimento); egli sente
in sé il succedersi di sentimenti
opposti e fa di tutto per poterli allontanare;
egli sbaglia e scarica le sue colpe sul fumo,
credendo magari che una volta eliminato questo
problema possa tornare alla serenità quando
invece è solo vittima del peso della vita.
Era evidente che Zeno si era sposato
senza amare veramente Augusta, ed essa gliene
rimase grata per sempre.
Secondo Zeno “il matrimonio
è una cosa ben più semplice del
fidanzamento” e si fonda su tanti legami
di ordine pratico e sentimentale (oltre che sulla
naturale attrazione dei sensi) che l’amore
può anche passare in secondo piano.
“Così
nell’accettazione di quel matrimonio borghese
che prima aveva ironizzato, Zeno conclude la sua
storia d’amore”
–Arcangelo Leone De Castris
A Zeno pareva di aver
finalmente raggiunto, in tal modo, la necessaria
tranquillità interiore.
Durante il viaggio di nozze e
per qualche settimana dopo, Zeno parve convinto
di potersi avviare “alla salute
e alla felicità”, rendendosi
conto, quasi con stupore, di amare sinceramente
Augusta.
Poco dopo conobbe, tramite un ex compagno d’università,
una giovane avvenente, Carla Gerco, con la quale
iniziò una relazione extraconiugale
– Nonostante il senso di rimorso, il suo
carattere sempre “ambiguo”
e controverso gli consentiva di provare dei momenti
di “felicità perfetta”
con la giovane Carla e allo stesso tempo di sapersi
creare le più convincenti giustificazioni
morali e di comportarsi con la più tranquilla
e affabile serenità anche nei confronti
della sempre ammirata Augusta (che era tralaltro
in procinto di diventar madre).
La complessa e sottile
“ambiguità” di comportamento
di Zeno
Per una esaustiva analisi che valga a mettere
in luce la complessa e sottile “ambiguità”
del comportamento di Zeno nelle varie “situazioni
narrative” e nei vari “tempi”
psicologici che scandiscono la coinvolgente esperienza
extraconiugale con Carla, può risultar
proficuo il ricorso alla penetrante sintesi critica
di Salvatore Guglielmino
il quale giustamente osserva che
“tutto il lungo
capitolo, in realtà, è occupato
dall’analisi che Zeno fa del suo progressivo
inoltrarsi nell’adulterio col suo amore
per la moglie (che tuttavia è sincero)
e si appiglia agli alibi più tortuosi che
le circostanze gli offrono o egli stesso riesce
a crearsi. Ma tutto ciò con la lucida
e quindi ironica consapevolezza
che si tratta di alibi"
Ascolta la parte finale della
Coscienza di Zeno in cui Svevo esprime il suo
sconforto nei confronti della società contemporanea...e
sulla fine del mondo per causa dell'uomo:
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