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Luigi PirandelloItalo Svevo

La Coscienza di Zeno

Se si sa con certezza che le teorie psicanalitiche di Freud, sviluppatesi fra Ottocento e Novecento influenzarono notevolmente Svevo anche se egli non condivise pienamente le teorie freudiane, accettandone solamente quelle che confermavano quanto lui già pensava della psiche umana; il suo rapporto con la psicanalisi può essere definito duale:

  • Da un lato egli ne fu affascinato, poiché ne apprezzava l'attenzione riservata ai gesti quotidiani più banali ma soprattutto perché vedeva la coincidenza fra l'inconscio di Freud e la volontà di vita irrazionale di Shopenauer;
  • D’altro canto, però, Svevo fu turbato dalla psicoanalisi, perché l’analisi dell’inconscio spesso porta il soggetto a prendere coscienza di verità rimosse, e quindi molto sconvolgenti, ma anche perché diffidava della possibilità di guarire le malattie psichiche con qualsiasi mezzo.

Per questi motivi Svevo decise di seguire la teoria psicoanalitica non tanto come terapia medica quanto come mezzo letterario:
l’analisi psicologica diventa l’argomento principale dei suoi romanzi, e questa analisi viene resa dal punto di vista letterario con il famoso flusso di coscienza, una tecnica che consiste nel narrare le idee del personaggio così come si presentano alla sua mente, raccontando per associazione di idee, come avviene realmente nella nostra psiche (si prenda come altro esempio l’Ulisse di Joyce).

Per Svevo ogni singolo individuo è quello che è, ed è causa delle innumerevoli esperienze che ha vissuto durante la sua esistenza, e fra queste un ruolo fondamentale lo ha la società, per questo motivo Svevo analizza la società a partire dalla psiche dei suoi personaggi e può quindi criticarne i difetti, cosciente del fatto che essa non dice sempre la verità e possiede degli aspetti di cui il soggetto non ha piena padronanza.

Possiamo considerare "La Coscienza di Zeno" come romanzo costituito da una serie di sondaggi effettuati da Zeno sul proprio passato e scritti per il suo psicanalista, sempre indicato con la sigla Dottor S. e pubblicati da costui per puro dispetto, dal momento che Zeno decide di interrompere la cura, liberandosi di lui.

La natura della malattia di cui soffre Zeno è piuttosto ambigua; si presume che sia più una convinzione, fra l’altro nata con lui.

Zeno narra tutto in prima persona, e questa è la seconda novità, dopo quella della “frantumazione della trama”.

Il senso finale del libro sembra niente affatto l’elogio della cura e della salute, quanto proprio quello di un’apologia convinta della malattia, come un contenuto capace di illuminarci sulla più vera e profonda nostra realtà di uomini.

In conclusione possiamo affermare che l’ambiguità di Zeno si manifesta come momento in cui il protagonista si rende conto della sua natura umana che in quanto tale è contraddittoria (si prenda ad esempio il capitolo del tradimento); egli sente in sé il succedersi di sentimenti opposti e fa di tutto per poterli allontanare; egli sbaglia e scarica le sue colpe sul fumo, credendo magari che una volta eliminato questo problema possa tornare alla serenità quando invece è solo vittima del peso della vita.

Era evidente che Zeno si era sposato senza amare veramente Augusta, ed essa gliene rimase grata per sempre.
Secondo Zenoil matrimonio è una cosa ben più semplice del fidanzamento” e si fonda su tanti legami di ordine pratico e sentimentale (oltre che sulla naturale attrazione dei sensi) che l’amore può anche passare in secondo piano.

“Così nell’accettazione di quel matrimonio borghese che prima aveva ironizzato, Zeno conclude la sua storia d’amore”
–Arcangelo Leone De Castris

A Zeno pareva di aver finalmente raggiunto, in tal modo, la necessaria tranquillità interiore.

Durante il viaggio di nozze e per qualche settimana dopo, Zeno parve convinto di potersi avviare “alla salute e alla felicità”, rendendosi conto, quasi con stupore, di amare sinceramente Augusta.

Poco dopo conobbe, tramite un ex compagno d’università, una giovane avvenente, Carla Gerco, con la quale iniziò una relazione extraconiugale – Nonostante il senso di rimorso, il suo carattere sempre “ambiguo” e controverso gli consentiva di provare dei momenti di “felicità perfetta” con la giovane Carla e allo stesso tempo di sapersi creare le più convincenti giustificazioni morali e di comportarsi con la più tranquilla e affabile serenità anche nei confronti della sempre ammirata Augusta (che era tralaltro in procinto di diventar madre).

La complessa e sottile “ambiguità” di comportamento di Zeno


Per una esaustiva analisi che valga a mettere in luce la complessa e sottile “ambiguità” del comportamento di Zeno nelle varie “situazioni narrative” e nei vari “tempi” psicologici che scandiscono la coinvolgente esperienza extraconiugale con Carla, può risultar proficuo il ricorso alla penetrante sintesi critica di Salvatore Guglielmino il quale giustamente osserva che
“tutto il lungo capitolo, in realtà, è occupato dall’analisi che Zeno fa del suo progressivo inoltrarsi nell’adulterio col suo amore per la moglie (che tuttavia è sincero) e si appiglia agli alibi più tortuosi che le circostanze gli offrono o egli stesso riesce a crearsi. Ma tutto ciò con la lucida e quindi ironica consapevolezza che si tratta di alibi"

Ascolta la parte finale della Coscienza di Zeno in cui Svevo esprime il suo sconforto nei confronti della società contemporanea...e sulla fine del mondo per causa dell'uomo:

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Introduzione