| L’area
di ricerca, all’interno della quale
ruota il concetto di bugia, è stata
considerata da molti psicologi come esclusivamente
cognitiva.
Piaget, già negli anni ’30,
aveva notato come i bambini al di sotto
dei dieci anni, tendano ad utilizzare
una nozione molto estesa di bugia, intendendo
con questa parola riferirsi ad una svariata
serie di fenomeni come le esagerazioni,
gli errori, le metafore, l’ironia.
Recentemente, la nozione di bugia è
stata considerata anche sotto l’aspetto
delle variabili di tipo sociale e contestuale.
In particolare è stato proposto
un modello “folkloristico”
nella spiegazione della bugia, che introduce
come ulteriore livello di analisi quello
del contesto comunicativo in cui una data
affermazione viene pronunciata.
A seconda che il contesto della comunicazione
sia di tipo “informativo”,
dove lo scopo della comunicazione è
di informare correttamente l’altro,
oppure di tipo “cooperativo-amicale”,
in cui lo scopo dell’interazione
è di instaurare e mantenere una
relazione positiva con l’altro,
una stessa proposizione può essere
certificata come bugia o meno.
Per mettere alla prova questo modello
folkloristico, due studenti canadesi,
Lee e Ross hanno presentato, a studenti
di 12, 16 e 19 anni, una serie di vignette
che rappresentavano situazioni sia di
inganno che di verità, con metà
delle vignette raffiguranti un contesto
informativo e l’altra metà,
un contesto cooperativo.
Si è trovato che un’asserzione
falsa, pronunciata in un contesto informativo
viene giudicata come più grave
della stessa asserzione pronunciata in
un contesto cooperativo, cioè gli
studenti erano più inclini a considerare
un’asserzione falsa, come bugia,
quando l’intento del parlante era
di danneggiare l’ascoltatore, piuttosto
che nel caso in cui l’intenzione
era di aiutarlo.
Tale andamento si riscontra in tutti e
tre i livelli di età, ma sono più
marcati negli studenti di età maggiore.
In conclusione, sin dalle prime fasi,
la nozione di bugia si costruisce sulla
base di elementi sia sociali che
cognitivi, che vengono integrati
a livello adulto nell’idea che la
bugia è un “enunciato intenzionalmente
falso, utilizzato da un agente, all’interno
di un particolare contesto, per ottenere
uno specifico impatto su un’altra
persona”. |