| Per
affrontare il tema della bugia dal punto
di vista psicologico bisogna considerarla
in un’ottica diversa da quella che
stabilisce che il vero è sempre
buono e il falso sempre cattivo. E’
importante invece capire quando nasce
e come si sviluppa il bisogno di ricorrere
alla menzogna. Chi mente compie sempre
un’azione consapevole:
potendo scegliere tra il vero e il falso,
il bugiardo sceglie volontariamente il
falso. La sua azione è volta all’inganno
e la soddisfazione del suo bisogno è
messa davanti alle esigenze degli altri.
Non ci sono dubbi dunque sul fatto che
chi mente, lo fa intenzionalmente, eppure
il bisogno di mentire e il contenuto stesso
della menzogna, derivano dalle zone più
profonde dell’inconscio.
Se ci si sofferma ad analizzare le varie
condotte del mentitore, ci si accorge
che la gamma delle possibilità
è praticamente infinita. Ecco perché
ogni tentativo di classificare le bugie
può risultare incompleto ed arbitrario.
Inoltre, è difficile catalogare
i comportamenti bugiardi sotto diverse
etichette perché le loro caratteristiche
spesso si sovrappongono e si confondono
tra loro. Tuttavia, può tornare
utile conoscere un po’ più
da vicino ogni bugia e il suo perché.
" Ci sono bugie che si potrebbero
definire “transitorie”,
perché sono legate all’appartenenza
a un ruolo, a un’età, a certe
provvisorie situazioni della vita"
- dice Gianna Schelotto - "altre
hanno piuttosto a che fare con la storia
del bugiardo e con i rapporti con la realtà
che stabilisce nel corso della vita e
tendono quindi a essere più stabili
e ricorrenti (bugie caratteriali)".
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