| Bugie
vitali: così le ha definite
Daniel Golemann , ex docente
di Psicologia all’Università
americana di Harvard e “scopritore”
della cosiddetta intelligenza
emotiva (la capacità di
riconoscere e di gestire le emozioni).
Secondo Golemann, ognuno di noi nella
propria mente possiede una “parte
cieca”, incapace di vedere le cose
come stanno in realtà. E’
proprio grazie a questa lacuna che possiamo
raccontarci le bugie vitali: “realtà
negate, o alterate nel loro significato,
perché troppo brutali e dolorose
per essere sopportate”. Molti psicoterapeuti
riferiscono come certi pazienti, che da
bambini hanno subito maltrattamenti in
famiglia, tendano a descrivere i genitori
violenti, come persone affettuose ed espansive.
Le bugie vitali sono l’equivalente
psicologico delle endorfine, sostanze
prodotte dal nostro corpo in situazioni
di stress, che agiscono come anestetici
naturali del cervello; danno un senso
di euforia e riducono la percezione del
dolore. Secondo Golemann, qualcosa di
simile succede anche alla nostra attenzione,
dotata di filtri per selezionare la realtà
e farne arrivare alla coscienza solo una
parte.
Questi meccanismi ci proteggono
da informazioni troppo disturbanti e traumatiche,
che la nostra mente cancella o seppellisce
nell’inconscio, impedendoci di diventarne
consapevoli. Non si tratta di eventi che
fingiamo di ignorare, ma di veri “buchi”
della coscienza. Tuttavia c’è
un prezzo da pagare per tutto questo:
la mancanza di consapevolezza. Se una
modica quantità di illusione può
essere benefica, è altrettanto
vero che ignorare i problemi ci impedisce
di risolverli.
In qualche punto
tra i due poli di comportamento - vivere
una vita di bugie e dire sempre
la pura verità - c’è
il sentiero giusto che conduce al benessere
e assicura la sopravvivenza.
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